GIUSEPPE D’ARIMATEA, IL SACRO GRAAL E LA SINDONE DI TORINO

ABSTRACT

di
Daniel C. Scavone
University of Southern Indiana
Copyright 1996 Tutti i diritti riservati
Ristampato su autorizzazione

Tratto da
https://www.shroud.com/scavone2.htm

Traduzione per unaMinoranzaCreativa
a cura di
Veronica Triulzi

Ringraziamo il nostro amico Barrie Schwortz
per la collaborazione e la disponibilità prestataci


Nota dell’Editore: il professor Dan Scavone è un noto autore e storico e uno studioso della Sindone molto apprezzato. La versione completa di questo lavoro è attualmente disponibile online agli iscritti del website di Arthuriana, The Journal of Arthurian Studies, Vol. 9. N. 4. È possibile vedere il sommario della pubblicazione, ma non è possibile scaricare il file senza sottoscrizione. Una sottoscrizione annuale è di $ 25.00. Il suo libro, “La Sindone di Torino”, è stato pubblicato nel 1989. Vedere la “Shroud Booklist” per i riferimenti completi.


La storia di Giuseppe comincia alla fine dei Vangeli (fine I sec. – II sec. d.C). Già il suo nome è stato un fattore di spicco nella Tradizione Apocrifa Orientale e nei romanzi occidentali. La mia supposizione, che il lenzuolo funerario di Gesù fu l’oggetto originale sottostante la leggenda del Santo Graal, non può essere del tutto provata, ma l’associazione di entrambi con Giuseppe di Arimatea e l’assenza di ogni altro scenario universalmente accettato dagli studiosi, suggeriscono la plausibilità della supposizione.

Un’idea comune unisce il Giuseppe del Nuovo Testamento (NT) e il suo ruolo medievale leggendario: la sua associazione con il corpo di Gesù. Nel NT egli fornisce il lenzuolo funerario che racchiuse il cadavere sanguinante di Gesù; e nei romanzi del XII-XIII sec. egli fu il primo guardiano del Santo Graal, che è variamente rappresentato come un piatto che custodiva un’ostia (cioè il corpo di Gesù), come la coppa che contenne il sangue di Gesù consacrato nell’Ultima Cena o gocciolante dal suo corpo crocifisso o, infine, come un Dysgl («piatto») che portava una testa sanguinante.

Questo lavoro esplora le prove, che cominciano nel IV secolo per la sopravvivenza a Edessa (oggi Urfa, Turchia) e più tardi a Costantinopoli, di un lenzuolo funerario insanguinato, ampiamente considerato durante il medioevo bizantino e siriaco come l’autentico lenzuolo funerario che Giuseppe di Arimatea comprò per la sepoltura di Gesù. Questa testimonianza letteraria di testimoni oculari, insistentemente riferisce che il lenzuolo portava anche un’impronta evanescente del corpo crocifisso di Gesù. Un testo del VI sec., definisce questo lenzuolo come una sindon, termine del NT per «lenzuolo funerario», e un tetradiplon, che suggerisce che fosse «piegato in otto strati».

I documenti, secondo i racconti dell’VIII sec. sul lenzuolo-icona di Edessa, attestano che questa immagine di un corpo intero, migrò verso ovest, sottolineando come questo oggetto maestoso fosse tenuto nascosto nel tesoro, e mostrato alle masse solo raramente e con misteriosi rituali. Così ci furono relativamente poche persone, a Est o Ovest, che esaminarono di prima mano questo tessuto, che sapessero precisamente cosa esso fosse, o leggessero questi resoconti in Latino.

Nel 944 l’icona di Edessa fu trasportata a Costantinopoli. Gli artisti bizantini furono ingaggiati per dipingerne riproduzioni che ci mostrano che questo telo fosse infatti mantenuto piegato in una custodia rettangolare – presumibilmente come un tetradiplon – il cui coperchio permetteva al volto di Gesù di essere visibile attraverso un’apertura circolare centrale. Questo sembra essere il motivo per cui i testi del primo IV sec. descrivono solo l’immagine del volto. Fu compreso solo gradualmente che fosse un lenzuolo funerario insanguinato.

Quello che si pensava fosse il reale lenzuolo funerario di Gesù fu tenuto ampiamente nascosto a Costantinopoli dal 944 al 1204 (tempo della IV Crociata). Numerosi, ma poco informati viaggiatori occidentali e crociati, mostrano la confusione nata da questa segretezza. Quindi, sebbene possano averlo sentito sussurrare di essere qualcosa intimamente identificato col corpo e sangue di Gesù e associato a Giuseppe, la vera natura dell’oggetto come lenzuolo funerario non era chiara. Ma qualcosa che si disse riguardo al suo aspetto fece sì che fosse paragonato, in Gran Bretagna e Britannia, con il «piatto di abbondanza» o il Dysgl con la testa di Bran in una pozza di sangue, il Graal della mitologia Gallese-Irlandese. Come qualcosa di unico e eccezionale, il presunto sudario di Gesù ha assunto, nella letteratura romanza occidentale, le differenti forme del Santo Graal; il fatto che Giuseppe di Arimatea fosse associato con entrambi, lo stabilisce come il collegamento che identifica il lenzuolo figurato e macchiato di sangue di Gesù come l’oggetto fisico che ispirò le leggende cristiane del Santo Graal. Ovviamente io ritengo che non ci fu mai una reale coppa Graal o piatto Graal.

sindone_graal_giuseppe_di_arimatea

Inoltre, in queste mutue associazioni col corpo, sangue, o testa di Gesù e il collegamento con Giuseppe, sia il Graal che la Sindone condividono rituali e un «segreto», derivante dall’etimologia più probabile di graal: latino gradalis o «per gradi». Nei rituali del Graal il segreto era la sua rivelazione graduale, a qualsiasi cavaliere a cui fosse consentito sperimentarli, di una serie di cambiamenti, dal Gesù infante al Gesù crocifisso. Se il Graal custodiva il reale sangue di Gesù, ogni ulteriore segreto era superfluo, deludente, e artificiale. Nei rituali edesseni e costantinopolitani, l’immagine sul lenzuolo funerario era rivelata ai convenuti solo gradualmente, facendola sorgere (stile fisarmonica, suppongo), sezione per sezione. I testi la descrivono iniziare come un Gesù infante per poi diventare l’intero corpo crocifisso. È il segreto dell’icona la base del segreto del Graal?

Il mio lavoro ora introduce ulteriore documentazione, come prova che Giuseppe non fu mai in occidente, ma piuttosto che il primo riferimento che lo colloca in Gran Bretagna fosse invece un riferimento a Edessa, il cui complesso del palazzo reale era chiamato Britio Edessenorum. La confusione sorse dalla somiglianza dei nomi. Inoltre, un MS Georgiano (Russia) del V sec. riferisce che Giuseppe raccolse il sangue di Gesù che gocciolava dal suo corpo crocifisso non in una coppa-Graal, ma nella stessa Sindone. Il Graal e la Sindone sono qui identificati!

Se Giuseppe, associato sia al Graal che al lenzuolo funerario, deve essere trasferito, anche se non letteralmente, a Edessa/Britio, la possibilità che il Graal e il lenzuolo funerario figurato siano la stessa cosa, o che la Sindone sia l’oggetto che ha ispirato la letteratura del Graal, è molto più grande. Infine, la Sindone figurata di Costantinopoli scomparve durante la IV crociata del 1204. I romanzi della ricerca del Graal sono scritti in questo stesso periodo.

Nel 1978, Ian Wilson ha pubblicato una sorprendente svolta nella storia della Sindone di Torino: che l’icona di Edessa fu dispiegata per rivelare la Sindone che oggi si trova a Torino. Era quest’ultima che «sparì» secondo Robert de Clari, dopo la caduta di Costantinopoli, nel 1204 e la stessa riapparve a Lirey nel 1355 circa in possesso di Geoffroy de Charny.

La presente ipotesi rafforza la scoperta di Wilson, e identifica provvisoriamente la Sindone di Torino come l’oggetto reale che ispirò i romanzi del Santo Graal.

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