Geoffrey I de Charny ottenne l’attuale Sindone di Torino nella Campagna di Smirne del 1346

(La questione rivista, con una nuova valutazione dei principali documenti)

 

© 2005 Daniel Scavone. Tutti i diritti riservati

Tratto da https://www.shroud.com/pdfs/scavone2.pdf

Traduzione per unaMinoranzaCreativa
a cura di
Veronica Triulzi

Ringraziamo il nostro amico Barrie Schwortz
per la collaborazione e la disponibilità prestataci

Nessuno studioso della Sindone sa con certezza dove il primo proprietario conosciuto, Geoffroy I de Charny, l’acquisì. Sappiamo soltanto che intorno al 1355 la Sindone fu depositata nella piccola chiesa che egli aveva costruito a Lirey, Francia, in onore della Vergine. Un recente saggio attentamente documentato di Gian Maria Zaccone (2000) discute la storia della Sindone dal 1204 al 1355. Egli segue generalmente il sentiero intrapreso da Daniel Raffard de Brienne (1997;2000), Fr. Giovanni Pisanu (1990), Noel Currer-Briggs (1987), Fr. Paul de Gail (1973), e Joseph du Teil (1902) ipotizzando che l’acquisizione della Sindone da parte di Geoffroy I de Charny abbia qualcosa a che fare con la sua presenza nella campagna di Smirne del Delfino francese Humbert II de Viennois nel 1345-13461. Zaccone fa notare insieme a altri che nel 1316, il fratello più vecchio di Geoffroy, Dreux de Charny sposò Agnes de Charpigny, dama del feudo di Vostitza nella  Morea (il nome medievale del Peloponneso). Molti dei ricercatori menzionati sopra hanno supposto che la sua famiglia possa essere in qualche modo venuta in possesso della reliquia. Sfortunatamente, nessun documento supporta questa convinzione. In comune, perciò, questi scrittori ritengono che la campagna di Smirne e una qualche connessione greca dovrebbe essere una considerazione primaria nel tentativo di determinare come, quando e da dove, Geoffroy entrò in possesso della Sindone. Avendo menzionato le lettere non pubblicate di du Teil e suggerito le “ulteriori informazioni” in possesso del duca di Bauffremont- discendente degli Charny, in sostegno della sua ipotesi di Vostitza, si rammarica che queste ultime non siano più disponibili2. Deve essere chiaro a tutti che se questi documenti hanno qualcosa di decisivo da dire riguardo alla Sindone sarebbero stati posti da tempo in evidenza. Ancora, Zaccone scrive che Dreux andò in Grecia con suo padre Jean e aggiunge tra parentesi – e gratuitamente –  “forse con suo fratello Geoffroy” (corsivi aggiunti) Zaccone conclude (2000,393), “è perciò possibile che Geoffroy avesse avuto contatti diretti con il ramo della sua famiglia che si era ben consolidato là.” Dobbiamo applaudire alla equilibrata moderazione di questi rilievi ma, come indicato sopra, la Sindone non è menzionata da nessuna parte.

Geoffroy_de_charny
Geoffroy de Charny affronta Edoardo III a Calais nel 1349, Chroniques de Froissart, XV secolo

Il breve lavoro di Daniel Raffard de Brienne (2000) segue il tema di questo contributo a Nizza (1997). Entrambi i lavori accettano che la Sindone da Costantinopoli andò ad Atene nel 1205 con Othon de la Roche. È la tesi presentata approfonditamente da me nel 1989 e riconosciuta da Fr. Bruno Bonnet Eymard (1989 e 1991) e da altri in maniera informale. De Brienne poi sostiene che lo scopo di Geoffroy nell’andare in Oriente era precisamente ottenere la Sindone, e accenna sottilmente che i suoi antenati de Brienne possedettero la Sindone come signori di Atene fino a che fu portata via dai Catalani nel 1311. Egli scrive (1997, 171), “Cosa successe poi alla Sindone che , secondo la nostra ipotesi rimase ad Atene? Non lo sappiamo.” (Que devient alors le Linceul qui, suivant notre hypothèse, est toujours à Athènes? Nous ne le savons pas). Egli suppone tranquillamente – costretto dalla grandezza della suggestione – che Othon deve aver rinunciato alla sua proprietà sulla Sindone e la lasciò ad Atene al momento della sua partenza o morte. È un evento improbabile. Brienne continua: la Sindone era ancora ad Ateneo da qualche parte in Oriente, ancora proprietà dei de Brienne, e fin da quando l’ultimo de Brienne, Signore di Atene, Gaultier (Walter) VI, era amico di Geoffroy come compagno d’armi in Francia durante la Guerra dei Cent’anni, egli può anche aver ceduto la Sindone più tardi a Firenze. Brienne conclude: “C’è un collegamento tra il ritorno anticipato [di Geoffroy dalla Campagna di Smirne del 1346] e il trasferimento della Sindone in Francia? Questa è la domanda.”

Sfortunatamente, queste parole non danno una risposta accettabile per gli storici. Primo, non siamo a conoscenza del fatto che Geoffroy andò in Oriente  prima della grande battaglia di Smirne (24 giugno 1346), come de Brienne ipotizza senza un documento, ma sappiamo che Geoffroy combatté a Smirne, che fu la sola, e ultima, grande battaglia della campagna; la Crociata si concluse nell’agosto del 1346 (Chevalier 27; Jorga 56).

Così, essendosi ritirato tra “ i fiori della cavalleria Cristiana” nella battaglia, la precoce partenza di Geoffroy – fu presente ancora in Francia, ad Anguillion il 2 agosto 1346, – è perciò non necessariamente “precoce” né è indicativo di qualche segreta agenda personale. Inoltre, in modo cruciale, il punto della questione è che nessun Brienne tenne il potere ad Atene dopo Gautier V nel 1311. Gautier VI, fallì il suo tentativo di riconquistare i suoi feudi di famiglia contro i Catalani in carica nel 1331 (Brienne 1997, 172)3. Geoffroy non aveva amici generosi a Atene per dotarlo della preziosa reliquia. Ancora cercando di stabilire se la ricerca di Geoffrey della Santa Sindone fosse la  ragione per il suo andare in Oriente, De Brienne si chiede anche perché Geoffroy avrebbe lasciato del tutto la Francia, dato il forte bisogno dei suoi servigi durante la Guerra dei Cent’anni, a meno che non fosse per una importante ragione personale. Questo è l’approccio “pistola” alla storia. Quest’ultima domanda piò essere capovolta: perché, infatti, Humbert reclutò un intero esercito di francesi e organizzò una coalizione di alleati cristiani per navigare verso la Turchia, quando gli inglesi correvano liberi in gran parte della Francia? La risposta deve, naturalmente, essere la loro fervente speranza che uno degli scontro intermittenti tra il 1340 e il 1345 potesse in realtà essere permanente. Inoltre, Humbert sembra essere stato la forza trainante – e la risorse finanziaria – dietro un nuovo Ordine di S. Caterina, fondato nel 1330 e presto diretto contro i Mori di Spagna in Oriente (Atiya 305f).

Medaglione dell’Ostensione della Sindone a Lirey, Museo di Cluny, Parigi, XIV secolo
Medaglione dell’Ostensione della Sindone a Lirey, Museo di Cluny, Parigi, XIV secolo

Fermiamoci un attimo per sottolineare quanto poco conosciamo sulla presenza di Geoffroy I nella Crociata di Smirne. Humbert era mosso da genuino zelo religioso, e dopo lunghe preparazioni per ottenere le sanzioni papali e di reclutare uomini e navi in una grande coalizione cristiana, egli prese il largo da Marsiglia verso la fine del 1345. Ancora a Venezia il 24 ottobre 1345,  la sua flotta raggiunse le acque del Negroponte (Eubea o, frequentemente, la sua città principale, Calcis) nella primavera 1346. La battaglia per Smirne effettivamente è registrata da Philippe de Mézières, che vide personalmente Geoffroy I tra i combattenti a Smirne (Chevalier 32, n.1, citando il testo di M.N. Jorga di Mézières 56). Questa informazione argomenta che effettivamente andò in Oriente per la proposta di unirsi a una crociata contro i Turchi, pensando non fosse possibile viaggiare con la flotta principale di Humbert. Forse la ragione per cui Geoffroy non era nominato nella lista originale dei cavalieri sotto il delfino a Venezia ( Jorga 56 e n.1) fu che egli era solo un “bachelor”, cioè un figlio di una famiglia nobile, non uno scudiero, ma non ancora un cavaliere. Gli studiosi generalmente concordano per il suo ardimento a Anguillon fu fatto cavaliere. Ciò che oggi si sa è che Geoffroy ricevette un grande onore, forse subito dopo il marzo 1347. A quel tempo egli era il porte d’oriflamme Filippo VI Valois. Così questa bandiera fu portata in battaglia solo in occasioni speciali, Geoffroy fu nominato una seconda volta a questo onorevole compito nel giugno 1355 dal figlio di Filippo Re Giovanni il Buono (Kaeuper e Kennedy 15 e nn. 49-50; Contamine 1973). Dal 1346 alla sua morte nel 1356 Geoffroy divenne uno dei principali personaggi reame, servendo come uomo del re in molte importanti missioni e compiti e ricevendo commisurati ma non comuni benefici4. Da queste note sulla carriera di Geoffroy, si può credere che il dono della Sindone da parte del re non era oltre il regno della probabilità.

Se, perciò, Mézières è il solo testimone per Geoffroy alla battaglia di Smirne, dobbiamo ammettere che non sappiamo niente su quando lasciò la casa, se prima dell’armata di Humbert o in seguito, come dicono molti altri. Non sappiamo neanche se Mézières stesso partecipò alla crociata più tardi, forse a Cefalonia (a largo della costa ovest del Peloponneso), arrivando da un soggiorno a Cipro come pensa Jorga (56 e n.1),  o fosse già con Humbert a Marsiglia. Egli non è menzionato tra i cavalieri nella paga dell’esercito di Humbert dall’inizio, probabilmente perché era solo uno scudiero. Egli stesso dice che fu fatto cavaliere per valore durante la Crociata  (Jorga 69-70). Comunque, gli altri scudieri erano nominati. Perciò, egli può ben essere arrivato sulla scena più tardi. Il punto nel discutere delle incognite su Mézières ad una certa distanza dal suo stesso racconto, è sottolineare con forza che non si può più dire con certezza su Geoffroy che ha combattuto a Smirne in giugno ed è stato ad Aiguillon in agosto. Le prove non supportano la presenza di Geoffroy in Grecia o in Turchia già nel 1345 allo scopo di porre le sue mani sulla Sindone, come ha proposto Raffard de Brienne. Nel momento in cui è ritornato a casa ci è stato detto che la Crociata era virtuellement terminèe (Chevalier 27; Jorga 56). Inoltre, iil combattimento in Francia si stava di nuovo riscaldando: in quel periodo, il 26 agosto, avvenne la grande sconfitta francese a Crecy, 1346. Se Geoffroy partì presto, non era veramente prematuro e il motivo non è misterioso. Perret (55) mi ha anticipato in questa opinione. L’ultimo anno di Humbert in Oriente non è stato notevole, l’impatto di quest’ultima crociata praticamente trascurabile.

PINGONE SULLA SINDONE

L’acquisizione della Sindone da parte di Geoffroy mentre si trovava in Oriente nel 1346 non è affatto un’idea assurda.

Tuttavia, una maggiore attenzione alle origini dell’ipotesi di Smirne nelle sue numerose varianti rivela le sue basi artificiose. Nessun sudario di Gesù è menzionato in nessuna delle ipotesi precedenti relative alla Crociata di Smirne. Questa semplice omissione è solo la punta di una serie di pie supposizioni che partono dall’ignoranza o silenzio sul periodo a Lirey della Sindone da parte di Filiberto Pingone (o Pingon), storico di corte dei Savoia e primo storico della Sindone, nel 1581. Possiamo guardare insieme alla storia della Sindone di Pingone, che era poi, storicamente, proprietà dei Savoia. L’intero racconto va dalla pagina 8 alla 20. Non è perciò lungo. Inizialmente (8-11), egli indugia sui racconti evangelici del Venerdì Santo. La pagina 11 è riempita da Pingone con citazioni di Niceforo Callisto (1300 circa) e dello pseudo-Lentulo per quel che essi dicono sull’apparenza fisica del Cristo. Pingone poi cita dal vangelo apocrifo di Nicodemo quando affronta la Passione e dalla traduzione di Giovenco del Nuovo Testamento in esametri virgiliani (330 circa).Egli aggiunge (13) una discussione sulle Sindone definite di Besançon, Lusitania e Germania: infatti, questi non contraddicono i vangeli, asserisce casualmente, che dopotutto menzionano molti lini. Alle obiezioni sollevate da alcuni che i lini sepolcrali non avrebbero potuto sopravvivere fino ad ora, Pingone cita qualche salmo e Tommaso d’Aquino  Essi sono poco rilevanti. Su questo punto la sua narrazione oscilla tra ingenua e erudita. E continua su questo livello.

Ora (13-14) giunge, piuttosto sorprendentemente, a Abgar, e fornisce la storia già familiare di antichi testi come la Dottrina di Addai e gli Atti di Taddeo facilmente disponibili in recenti versioni latine. L’incapacità dell’eccezionale pittore di Abgar di catturare la divinità scintillante di Cristo e la pietà fervente di Abgar spinse Gesù a spedirgli il suo ritratto miracoloso. Ma le note a margine al libro di Pingone citano il passaggio di Eusebio I.13, che, sappiamo, non menziona mai il ritratto, ma solo le lettere intercorse tra Abgar e Gesù, e le stesse note si riferiscono anche alla versione blanda inserita in Niceforo II.7. l’unico scopo di Pingone nell’alludere ad Abgar è stabilire la genuinità della Sindone dei Savoia.

Il Re Abgar V Ukama (il Nero) di Edessa riceve il Mandylion da S. Giuda Taddeo, S. Caterina al Monte Sinai, X secolo
Il Re Abgar V Ukama (il Nero) di Edessa riceve il Mandylion da S. Giuda Taddeo, S. Caterina al Monte Sinai, X secolo

            In qualche maniera l’intera forma del corpo di Cristo fu impressa su questa Sindone che è arrivata in mano ai Principi Savoia.. E poichè Pietro…non ebbe paura di entrare nella      tomba vuota dove vide la Sindone e i lini come il sudario, chi può dubitare che questi oggetti. Furono trattati con grande cura5.

Ancora a pagina 14, Pingone aggiunge che la Sindone dei Savoia fu sempre protetta dalle principali famiglie Cristiane:

Io non dubito che [conservata da altri governanti, la Sindone dei Savoia] arrivò da loro [altri governanti] ai re di Gerusalemme.. nel 1098…che la inviarono con la corona di Cipro ai Lusignano…l’ultimo re di questa linea fu Giovanni. Sua sorella Anna si sposò col Duca Luigi di Savoia nel 14326.

Dobbiamo credere alle discutibili “ certezze” di Pingone riguardo a questo altolocato pedigree di proprietà? Prima di tutto, è risaputo che la Sindone di  Gesù fu a Costantinopoli fino al 1204. Inoltre, Pingone contraddice quasi immediatamente la sua osservazione sul possesso dei Lusignano della Sindone, descrivendo la nipote di Geoffroy Marguerite de Charny come la donatrice della reliquia. Per i suoi patroni Savoia, i problemi sollevati nel 1389-1390 dalla condanna del Vescovo d’Arcis dell’autenticità della Sindone di Lirey, non dovevano permettere di intaccare la loro acquisizione di incredibile valore. Segue il passaggio da cui gli scrittori di cui sopra dipendono per sostenere le prove per l’acquisizione della Sindone da parte di Geoffroy in Oriente. Pingone ha scritto, in contraddizione con la sua precedente dichiarazione sulla proprietà dei Lusignano:

Poi nell’anno 1458 [leggi 1453] l capitale dell’Impero d’Oriente  [Costantinopoli] fu sopraffatta dalla forza militare di Maometto, Re dei Turchi, e tutto fu lacerato, fatto a pezzi e devastato. Costantino Paleologo, decapitato, perse il suo regno e la vita nello stesso momento. Niente in Grecia, Asia o Siria rimase intatto. Tutti fuggirono dalla crudeltà di quell’atrocissimo tiranno. Una certa importante matrona, Marguerite de Charny, fece le valigie con la sua preziosa Sindone e decise di lasciare la Grecia e dirigersi verso il clima più sicuro di Francia7.

L’errore di far venire Marguerite de Charny dalla Grecia fu cominciato da Pingone, ma fatto diventare “fatto” da  du Teil, come vedremo.

Pingone discute il collegamento matrimoniale tra i Savoia e i Lusignano, ma non dice nulla sul matrimonio di Dreux de Charny e Agnes de Charpigny, introdotto da Zaccone. Lui si occupò solo dell’acquisizione della Sindone da parte dei Savoia da Marguerite de Charny nel 1453 (1458 in Pingone) e della storia della Sindone durante la loro proprietà da allora ai suoi tempi.

Sebbene i suddetti scrittori moderni possano prendere il loro esempio da Pingone, il fatto è che, incredibilmente, lo storico dei Savoia sembra o finge – di non sapere con certezza chi fosse Marguerite de Charny. A pagina 15 Pingone scrive, ed è indicativo delle sue ragioni dettate dai Savoia:

E’ certo che ella discenda dai re di Gerusalemme perché una donna di Gerusalemme è nominata nella storia di Cipro sposata con Ettore Lusignano, figlio di Filippo: e l’epoca è circa quella per tutti questi [fattori]. Penso che sia denominata Charny ella risiedeva nella città di Carnia di Ionia in Asia Minore o nella Carna Aeoliana o nella cittadella della Carna Fenicia, che è vicino al monte Libano. Altri dicono burgunda perché là vi era una illustre famiglia con quel nome. O è emigrata in Asia o dall’Asia in Francia. [Pingone continua:] Quando ella raggiunse l’Italia e oltrepassò le Alpi, a Chambery (nella regione dei duchi di Savoia) fu accolta magnificamente come matrona principesca e parente, come conveniente ai sovrani Ludovico e Anna di Cipro. A loro, benchè essi obbiettassero, ella cedette il sacro dono della Sindone. [Egli conclude:] Le ragioni precise non possono essere discusse qui per mancanza di spazio8.

Naturalmente, la nostra Marguerite de Charny non discende dai re di Gerusalemme. Il compito di Pingone è quello di legittimare la proprietà dei Savoia. A questo fine, egli deve far provenire la Sindone dall’Oriente, dove tutti sanno che era stata ed evitare ogni dubbio sul legittimo possesso dei suoi patroni. In assenza di un racconto certo dell’acquisizione della Sindone dagli Charny, Pingone deve, ad ogni costo, aggirare lo scandalo suggerito dal Memorandum del Vescovo d’Arcis e dalla presunta inchiesta del Mons. Henri di Poitiers ,e deve evitare la possibilità di una causa da parte delle autorità di Besançon. Perciò, ignorando – o dimenticando in modo proattivo – cento anni travagliati della Sindone a Lirey, disse: Marguerite potrebbe aver portato la Sindone dalla Grecia o dalla Terra Santa. Avrà usato i registri dei Savoia, ma c’è da dubitare che i Savoia nel 1452-53 potessero aver ignorato la relativamente recente “controversia di Lirey” del 1389-90 circa e l’ancora più recente peregrinare di Marguerite nelle vicinanze con la “figura o rappresentazione” della Sindone di Gesù.

Zaccone (2000, passim) è giustamente sospettoso sul lavoro di Pingone. Fr. Edward Wuenschel ha notato, a margine della sua copia del Pingone che lo storico dei Savoia non sapesse assolutamente nulla sulla storia a Lirey della Sindone di Gesù. È certamente vero che egli sembra non saperne nulla. Egli tacque sugli Charny in Francia eccetto per quello che non poteva omettere: che una Marguerite de Charny è stata proprietaria del telo prima dei Savoia. Il giudizio di Wuenschel su Pingone è abbastanza comprensibile, anche se si esaminano i documenti esistenti. E ci può essere qualcosa in più da dire. Possiamo essere sicuri che l’obbiettivo di Pingone era stabilire il diritto di famiglia dei Savoia (già giunto con i Lusignano di Cipro) per legittimare il possesso della più discussa e nota Sindone di Gesù. Ciò che è vero è che nessuno studioso ha ancora ha ancora trovato un testo di Lusignano che mai ha menzionato la Sindone. Lo “scivolone” contraddittorio di Pingone (sopra) sulla proprietà di Lusignano era inteso in qualche modo per riconfermare, essenzialmente per “raddoppiare”, le possibili vie a sostegno del diritto di proprietà dei Savoia, e ha reso una sorta di omaggio ai loro nuovi parenti, i potenti Lusignano.

PINGONE MANIPOLATO DA DU TEIL

Non ultima delle suddette manipolazioni di du Teil nel 1902, fu la sua esposizione dell’ importanza di Dreux nell’acquisizione della Sindone da parte degli Charny. In questo segue la testimonianza del duca de Bauffremont e non Pingone. La discussione precedente sui Lusignano non ha una relazione intrinseca con il matrimonio di Dreux e Agnes o con l’acquisizione dei Dreux di Vistitza, e non può passare sopra al fatto che niente lega la famiglia di Charpigny del feudo di Vostitza alla Sindone (pagina 1 sopra). Il Silenzio è assordante. La figlia di Dreux, Guillemette, vendette i diritti a Vositza in qualche momento dopo la morte di suo padre, intorno al 13259. Il percorso della Sindone dal suo presunto silenzio di ventuno anni a Vostitza, (1325-1346) a Geoffroy de Charny, “disertore” della campagna di Smirne, è poco più che finzione. Spero qui di svelare le sue origini.

Dalle sue stesse parole possiamo leggere ciò che Pingone sapeva o voleva farci sapere, e buon metodo storico – come anche logico –  impone di non migliorare o alterare la sua conoscenza o lo studio o le sue caratteristiche storiografiche mezzo millennio dopo la sua morte, senza il suo imprimatur. Su una singola pagina (14), Pingone balzò dall’anno 1098 al 1432 al 1458. Egli dimostra di non avere nessuna conoscenza del percorso della Sindone in questo periodo di tempo. Ameno che non si legga nel suo racconto qualcosa che non c’è, si può, come Wuenschel, concludere che la sua conoscenza “accademica” della Sindone comincia virtualmente quando essa diventa una proprietà dei Savoia nel 1452-53. Wuenschel (nelle note non pubblicate) esprime l’opinione che l’intera controversia di Lirey-d’Arcis era sconosciuta a Chambéry.

Ritratto dell’antipapa Clemente VII, Palazzo dei Papi, Avignone
Ritratto dell’antipapa Clemente VII, Palazzo dei Papi, Avignone

Le pagine 15-20 sono dedicate al possesso dei Savoia della Sindone dal 1452-53 al 1562, l’ultima data menzionata. Descrivendo cinque miracoli associati con la Sindone, Pingone conclude con il suo meraviglioso salvataggio dall’incendio della Cattedrale Chambéry nel 1532 per mano del confidente del duca Filiberto Lamberto, il fabbro Guglielmo Pessodo, e due Francescani: Illud equidem palam omnes vidimus (tunc enim aderam), “ ciò che noi abbiamo visto chiaramente (poiché io ero presente)” Questo passaggio da solo domanda la nostra indulgenza e la gratitudine verso questo scrittore. Poi un’ulteriore sorpresa: Pingone riporta la tradizionale storia di Abgar, e prima volta in assoluto, a mia conoscenza,  associa apertamente il telo di Edessa con la sindone di Gesù. Eccetto che per questi due contributi alla storia della Sindone, Pingone non è uno storico a cui riferirsi per la storia antica della Sindone prima del 1452.

Du Teil pensava altrimenti, e i suoi seguaci, de Gail, Currer-Briggs, e ora Zaccone e Raffard de Brienne, hanno portato avanti in modo sbagliato. Guardiamo ancora ai passaggi di Pingone sugli eventi del 1458. Convinto che Geoffrey I de Charny ottenne la Sindone in Grecia nel 1345-46, du Teil deve omettere i dettagli molto specifici nel passaggio citato sopra e in toto. Qui ecco ancora le parole di Pingone seguite dalla versione ridotta di du Teil. Pingone scrive:

Poi nell’anno 1458 [leggi 1453], la capitale dell’Impero d’Oriente [Costantinopoli] fu sopraffatta dalle forze militari di Maometto, re dei Turchi, e tutto fu fatto a pezzi e devastato. Costantino Paleologo fu decapitato, perse il suo regno e la sua vita allo stessi tempo.

Niente in Grecia, Asia e Siria rimase salvo. Tutti subirono la crudeltà di uno fra i più atroci tiranni. Una certa nobile matrona, Marguerite de Charny, aveva fatto i bagagli che contenevano anche la sua preziosa Sindone e decise di lasciare la Grecia e dirigersi  verso il clima più sicuro della Francia.

Qui comincia la traduzione di du Teil (25f.) di Pingone. Egli omette le prime righe della citazione sopra e altera il resto.

Niente in Grecia, Asia e Siria rimase salvo, perché le terre furono invase da squadroni di barbari…  Una certa nobile matrona, Marguerite de Charny, aveva fatto i bagagli che contenevano anche la sua preziosa Sindone e decise di lasciare la Grecia e dirigersi  verso il clima più sicuro della Francia. (Corsivo mio)

Memoriale del Vescovo Pierre d’Arcis, 1389, Parigi, Biblioteca Nazionale, Collection de Champagne, v. 154, f. 137

Nella versione abbreviata di du Teil, leggiamo semplicemente che Marguerite portò la Sindone dalla Grecia alla Francia. L’anno e l’evento – la presa di Costantinopoli da parte di Maometto il Conquistatore nel 1453 – sono omessi, e questo apre molte porte. Solo quarant’anni dopo il racconto di Pingone, Chifflet, il più antico storico di Besançon, aveva già citato Pingone accuratamente, anche correggendo la sua data dal 1458 al 1453 e chiarendo l’ambiguità riguardo alle origini Burgunde di Marguerite10. Nel prendere e abbreviare le parole di Pingone dalla citazione completa di Chifflet, du Teil mette in moto lo strano scenario  che dà la Sindone all’una o all’altra famiglia in Oriente senza la loro apparente consapevolezza di ciò e sostituendo Agnes de Charpigny a Marguerite de Charny (sotto).

Qui ripeto le prime righe della mia citazione precedente della mancanza di certezza di Pingone (15 e nota finale 8 sopra) così da evidenziare il grad di disinformazione di du Teil. Pingone:

E’ certo che ella discenda dai re di Gerusalemme perché una donna di Gerusalemme è nominata nella storia di Cipro sposata con Ettore Lusignano, figlio di Filippo: e l’epoca è circa quella per tutti questi [fattori]. Penso che sia denominata Charny ella risiedeva nella città di Carnia di Ionia in Asia Minore o nella Carna Aeoliana o nella cittadella della Carna Fenicia, che è vicino al monte Libano. Altri dicono burgunda perché là vi era una illustre famiglia con quel nome. O è emigrata in Asia o dall’Asia in Francia.

Una domanda attraversa la mente: c’è qualcosa qui da cui si può far dipendere uno scenario storico percorribile?

A causa della apparente incertezza di Pingone riguardo la persona e le attività di Marguerite de Charny, du Teil può affermare confidenzialmente (15) che i Lusignano una volta abbiano posseduto la Sindone e questo può implicare che Marguerite l’ha ottenuta come mogli di Ettore Lusignano. Du Teil (19-23) poi lancia un’interpretazione che, come in un buon romanzo storico, combina alcuni fatti con una serie di deduzioni non documentate. Occasionalmente egli fornisce buone fonti (Chevalier e Mézières), che ho usato.

Du Teil (23) deve aver capito che aveva ancora bisogno di qualcosa in più. Egli aveva già collegato gli Charny a una grande famiglia franco-greca(Charpigny) come anche i Savoia sono stati collegati ai Lusignano. Ora egli rivela che gli Charpigny ebbero … “insediamenti nella regione per oltre un secolo e [i loro] i padri avevano forse aiutato a saccheggiare Costantinopoli, da dove scomparve la Sindone dalle Blacherne. “11 (corsivo mio) è una speranza inutile, come ci insegnano le illusioni del di “peut-être” (“forse”).

Sapendo benissimo che Marguerite de Charny, nipote di Geoffroy I de Charny, visse nel XV sec., Du Teil fece sembrare che Pingone l’avesse confusa con Agnes de Charpigny (la vedova del XIV sec. di Dreux de Charny) come portatrice della Sindone fuori dalla Grecia. Questo avrebbe il merito di porre subito la Sindone in possesso di de Charny e spiegare il mistero della sua acquisizione da parte di Geoffroy I. Questa suggestione è stata resa possibile solo dalla sua citazione fuori contesto e parziale tratta da Pingone dell’evidente, ma probabilmente finta, incertezza su Marguerite. Du Teil, quindi, deve diventare creativo. Lui poi fa notare (26, n.1) che in una monografia italiana del 1641, Marguerite viene erroneamente chiamata Anna. Inoltre, prosegue, “come tutti sanno (l’on sait), in passato i nomi Anne e Agnes erano usati indifferentemente uno per l’altro. ” E quindi? Ciò che è importante è che, come visto sopra, Pingone conosceva il suo nome era Marguerite e sapeva che non era una Charpigny. Il resto è una creazione di du Teil.

Anche senza studiare in dettaglio l’intero lavoro di Pingone per la sua fedeltà alla verità e accuratezza, si può sospettare che, come storico di casa Savoia, abbia voluto “girare” gli eventi a loro favore. Dovrebbe essere chiaro che in questo caso, sebbene Pingone avesse avuto accesso agli archivi dei Savoia, la sua imprecisione e le osservazioni vaghe non possono costituire la base per sostenere una teoria riguardante il viaggio della Sindone da Costantinopoli in Francia. Va notato che questi errori su eventi la cui verità è nota, questo spingere le prove oltre i limiti e con evidente tendenziosità, si sta verificando nel 1581, solo 130 anni dopo il trasferimento della Sindone ai Savoia nel 1452-53. Zaccone ci informa che, sorprendentemente, non esiste il documento del trasferimento della Sindone da Marguerite ai Savoia. Più significativamente, aggiunge che anche i documenti esistenti che riguardano rapporti tra Marguerite de Charny e i Savoia nel 1452-53 “non contengono alcun riferimento alla Sindone.” 12 Ci si deve davvero chiedere perché. Forse la risposta sta nella premessa del presente studio.

L’omissione da parte di Du Teil della data cruciale del 1453 ha aperto una porta diversa per Noel Currer-Briggs, che scrisse, in un documento inedito del 1987, che la Sindone rimase ad Atene fino a dopo la battaglia di Pelagonia nel 1259. Currer-Briggs, che ha usato du Teil e non ha visto Pingone, pensa che il tempo dei guai a cui il brano allude devono essere gli ultimi anni del dominio latino a Costantinopoli, che in effetti devono essere stati pieni di tumulto. Ma poi, nel 1259-61, chi potrebbero essere i “barbari” menzionati nella versione francese di du Teil di Pingone e quindi nella traduzione inglese di Currer-Briggs? Dopo tutto, l’evento del 1259 scelto da Currer-Briggs è la sconfitta dei Franchi da parte dei Bizantini nella Pelagonia, che non possono essere considerati propriamente come barbari. Questa differenza di 200 anni è stata causata direttamente dalla versione ridotta del brano di du Teil riportato sopra. Pingone non ha commesso un errore di 200 anni: intendeva descrivere gli eventi dopo la caduta di Costantinopoli ad opera di Maometto il Conquistatore nel 1453 e non le circostanze della riconquista da parte dei Greci nel 1261. Intendeva nominare effettivamente Marguerite de Charny, che a metà del XV sec. trasferì la Sindone ai Savoia, e non Agnes de Charpigny, una signora dell’inizio del XIV sec. con Dreux la connessione diventa in questo modo una fragile – cioè non una qualsiasi – soluzione alla questione dell’acquisizione da parte di Charnys della Sindone. L’attuale valutazione negativa della connessione Dreux” è condivisa dal Padre Dubarle (1998, 66-67).

Dorothy Crispino ci ha effettivamente fornito un argomento forte che milita contro il possesso della Sindone da parte di Geoffroy già nel 1340. Ha attirato l’attenzione su un testo trovato in Chevalier sul fatto che Geoffroy I ha apparentemente cambiato idea nel 1354 su dove voleva essere sepolto, chiedendo il permesso di creare un cimitero vicino alla sua chiesa di Lirey.13 Questo suggerisce che solo lui può aver ottenuto la Sindone in un momwnto più vicino a quella decisione, vale a dire dopo il 1351, anno della sua liberazione da una prigionia inglese mediante un cospicuo riscatto pagato dallo stesso re Giovanni. Era un tempo in cui Geoffroy era tra i cavalieri più apprezzati del re francese. In questo momento, anche se l’anno preciso non è noto, Geoffroy è stato sposato con Jeanne de Vergy di Besançon. Era un periodo in cui Geoffroy stava raccogliendo le ricompense di una vita condotta con onore e lealtà alla chiesa e al paese. Consapevole di tutto ciò, Crispino negha ancora lui il dono del re di essere scelto personalmente come suo Porte d’Oriflamme14.

È forse appropriato che Jean Jacob Chifflet (94-95) – il decano degli storici di Besançon – abbia l’ultima parola nella nostra discussione sull’ipotesi di Smirne. Aveva già pensato che Pingone doveva sapere che Marguerite fosse borgognona e che Humbert de la Roche, signore di Villersexel in Borgogna († 1438), fu sposato con lei, la nipote di Geoffroy, l’alfiere reale di Filippo VI Valois (1347) e anche di suo figlio Giovanni il Buono (nominato il 25 giugno 1355 – mia nota di chiusura 4). Chifflet sapeva che Humbert e Marguerite aveva portato la Sindone, “già da almeno sessant’anni a Lirey”, in Borgogna (nel 1418, nel castello di Montfort di Marguerite, per custodirla durante l’invasione britannica nella Guerra dei Cent’anni). Essa era in suo possesso fino al 1452-53, quando fu trasferita ai Savoia. Chifflet sapeva anche che Pingone si era contraddetto: Marguerite non avrebbe potuto cedere la Sindone a Chambéry nel 1452 (fatto) se aveva lasciato Costantinopoli nel 1458 o 1453 (narrativa sabauda).

L’argomento non è risolto. Alcuni scenari storicamente inaccettabili sulla storia della Sindone

tra il 1204 e il 1355 sono stati negati a causa della disinformazione rispetto alle loro fonti. Ce ne sono altri, per il futuro.

NOTE

1. Zaccone (1998 e 2000), è direttore del Museo archivistico di ItalGas, che ha fornito l’ultima teca protettiva per la Sindone. Nel sottolineare i punti deboli delle altre principali ipotesi riguardo dove si trova la Sindone durante il famigerato intervallo di 150 anni nella sua storia documentata, lo faccio in parte al fine di rendere manifesto il caso relativamente, anche se sorprendentemente, forte per la presenza della Sindone a Besançon in quel periodo. Il punto principale da considerare su queste altre ipotesi ha a che fare solo con la loro metodologia storiografica. In parole povere, mentre le loro ipotesi sono plausibili, il difetto che condividono tutte è che non sono supportate da alcun documento che nomini la Sindone di Gesù. Solo l’ipotesi della S. Chapelle di Padre Dubarle e Madre Leynen dipende dai riferimenti al Mandylion. Però, questi riferimenti trovati da un’attenta analisi e ricerca possono essere confusi in relazione con la Sindone. Io ho studiato questo in un altro lavoro (non ancora pubblicato). Per quanto riguarda le ipotesi Smirne-Grecia, ogni storico che si approcci in buona fede alla ricerca della storia della Sindone, deve allontanarsi in una tale totale assenza anche di un minimo riferimento – soprattutto quando esistono documenti che puntano allo stesso modo altrove rispetto a Besançon. Così è con grande rispetto per gli studi altrimenti accurati di questi ricercatori della Sindone che devo tuttavia non essere d’accordo con i loro costrutti storici. Ovviamente, dove le loro ricerche hanno prodotto informazioni convincenti, sarebbe negligente non notarlo.

Ma soprattutto, oltre alla mancanza di riferimenti alla Sindone di Gesù, prevale il problema storiografico che ha ostacolato le conclusioni raggiunte dai fautori dellipotesi Smirne-Grecia non è colpa loro. Hanno seguito un filo iniziato da du Teil che, da parte sua, si lasciò fuorviare dallo storico dei Savoia Pingone e poi spinse la propria immaginazione oltre i limiti accettabili. Quest’ultimo è l’argomento principale e la scoperta principale del presente documento.

2. Zaccone 2000, 392. Tuttavia, nelle Pièces justificatives in du Teil (1902), la lettera F è, infatti, una

comunicazione del duca di Bauffremont che fa riferimento al matrimonio di Dreux e Agnes. Du Teil dà una logica per le sue conclusioni, ma non per il suo uso improprio delle fonti. Il primo marito di Marguerite era Jean de Bauffremont che morì ad Agincourt nel 1415. Era un pronipote di Agnes de Charpigny, dama di Vostitza. Du Teil imputa poi a Pingone la colpa della confusione di Marguerite e Agnes (27, n.2). Ma il danno maggiore deve essere posto ai suoi piedi, come vedremo.

3. Alcuni retroscena di questi importanti fatti nella presente discussione: L’Imperatore bizantino

Andronico II aveva permesso che l’esercito e la marina si deteriorassero. Poi, nel 1302, dopo essere stato sconfitto all’arrivo delle forze ottomane a Nicomedia, assunse una compagnia mercenaria di circa 6000 truppe catalane guidate di Roger De Flor. Dopo una campagna di successo contro i turchi, Roger fu ucciso da Alans ad Adrianopoli nel 1305. La vendetta catalana portò alla devastazione della Tracia e di gran parte della Grecia settentrionale.

Gautier (Walter) V, duca di Atene, ha assunto il potere nel 1310. Tuttavia, non è riuscito a pagarli e

si ribellarono. Gli eserciti si scontrarono a Kephissos nel 1311, dove i cavalieri di Walter caricarono in un pantano, che sembrava proprio un campo erboso, e furono massacrati dalla fanteria leggera di Almogavars che si formò il grosso della compagnia catalana. Gautier è stato decapitato. I catalani hanno continuato a catturare Atene, stabilendosi lì fino al 1388. Vedi Wolfe e Hazard in Setton, II, 271f.

4. Li ho raccolti in un capitolo inedito sul tema “Pour Scavoir”, il cui spirito alcuni ricercatori della Sindone hanno del tutto mancato di apprezzare. Contamine (1973, 179-186) discute

le possibili origini antiche dell’orifiamma come stendardo speciale dei re di Francia, e si allaccia

nel 1124 come il punto in cui i documenti sembrano notarlo più fermamente e rimuoverlo dai regni di leggenda. Furono, infatti, i re Valois a identificarlo più strettamente con il loro regime (Ibid. 200ss.). Guarda caso, era anche il tempo della Guerra dei Cent’anni, quando il palladio, mondano o soprannaturale, sarebbe stato invocato – e lo fu. Contamine (223f.) Può elencare solo tredici cavalieri come les gardes de l’oriflamme tra il 1297 e il 1418: Geoffroy fu l’unico a morire in battaglia (a Poitiers nel 1356) ancora tenendo lo stendardo. Il tanto diffamato documento di Lirey di ca. 1525, Pour Scavoir la Veritè, ha direttamente o indirettamente litanizzato indirettamente la nobiltà delle famiglie da cui discendeva Geoffroy (analisi in Scavone, inedito). Vedi anche Perret 55ff .; Kaeuper e Kennedy 15-18; Crispino (1987), e soprattutto Viard, passim, sulle numerose onorificenze concesse gratuitamente e sulle missioni affidate a Geoffroy. Tutto questo, adesso

arricchito dall’elenco di Contamine e dalla discussione delle portes d’oriflamme, dovrebbe dare nuova forza all’affermazione di Pour Scavoir che Geoffroy ha ricevuto la Sindone come un dono prezioso proveniente dal re di Francia:

Geoffroy de Charny, chevalier, comte dudict Charny et seigneur de ce present lieu de Lirey,descendu des anciens ducz de Bourgoigne et des seneschaulx de Champagne, barone de Joinville, gouverneur et lieutenant générale pour le roy de France Philippes dice de Valoys en ses pays de Picardie. . . reçut du roi Philippe de Valois, en récompense de sa vaillance, le saint Suaire de Nostre Seigneur. . . .

Geoffroy de Charny, cavaliere, conte detto di Charny e signore di questo luogo, Lirey, discese dagli antichi duchi di Borgogna e dai siniscalchi di Champagne, barone di Joinville, governatore e tenente generale del re di Francia Philip de Valois nelle sue terre in Piccardia. . . ha ricevuto dal re Filippo de Valois, come ricompensa per il suo coraggio, il santo Sudario di Nostro Signore.

5. Pingone, 13-14:

Quemadmodum vero integra effigies hac in Sindone de Christi corpora expressa, ad Sabaudos Principes non immerito tandem pervenerit. . . . Cumigitur Petrus . . . monumentum vacuum introire non extimuit, viditque Sindonem & linteamina, necnon sudarium, quis dubitet haec non neglexisse.

La versione della leggenda di Abgar raccontata da Pingone è molto simile a quella che si trova nelle versioni dodicesimo e del tredicesimo secolo di Ordericus Vitalis (HE, Bk. II, cap. 8-9, in Dobschütz 224 *) e Gervase di Tilbury (Otia imperialia 3.23 in Dobschütz 131 ** sgg.).

6. Pingone,14:

Hinc ad Hierosolymitanos reges pervenisse non ambigam . . . anno

MXCVIII [1098]. . . . & ad Lusinianos . . . cum Cyprio diademate transmisit.

Cujus stirpis rex ultimus Johannes, Jani filius, sororem habebat

Annam Ludovico Sabaudiae Duci collocatam, anno MCCCCXXXII [1432], a

qua Sabaudiae Duces sunt editi.

7. Pingone 14f.

dum anno MCCCCLVIII [1458] orientis Imperii sedes vi, & armis, a

Mahumete Turcarum rege expugnaretur, caede omnia diriperentu & vastarentur,

Constantinus Palaeologus ipse truncatus capite, regni simul, & vitae finem fecisset. Nihil

in Graecia, nihil in Asia, aut Syria tutum restaret, aufugerent omnes atrocissimi tyranni

crudelitatem; illustris quaedam matrona Margarita a Carninomine, sarcinis collectis, inter

quas hanc raram Sindon reposuerat, Graecia movere, coelumque mutare constituit, atque

in Galliam proficisci.

8. Pingone, 15:

Hanc [Marguerite] a regibus Hierosolymitanis prodiisse ex eo constat, quod

Ierosolymitana in historia Cypria vocetur, nupta Hectori Lusignano Philippi filio: quibus

omnibus tempora conveniunt. Carnim autem denominatam puto, quod Carinae urbi Ioniae

in Asia minori, dominaretur; aut Carnae Aolidis, sive a Carnae oppido Phaeniciae, quod ad

montem Libanum reponitur. Burgundam alii ferunt, quod eius nominis illustris ibi fit

familia, in Asiam illa migravit, sive ab Asia in Gallias deducta fuerit. Ubi ergo in Italiam

Carna appulit, & magnis itineribus Alpes superavit, Camberii (quae Sabaudiae Ducum

regia est) a Ludovico, & Anna Cypria, ducibus, splendidissime, ut tantam principem

matronem, & affinem decebat, excepta est. Quibus tandem hoc sacrosanctum Sindonis

munus, discedens non sine magnis obsecrationibus contulit. . . . Quid donationi causam

dederit, non hoc loco absonum sit paucis enarrare.

9. Petit (1888, Vol. 2, “Genéalogie des Sires de Mont-St.-Jean . . . et Charny”) ambiguamente

dà tre date: 1335-1346-1355.

10. Du Teil (26, n. 2). In tutta onestà, du Teil non ha citato direttamente Pingonius. Chifflet (1624) aveva fatto così. Nel 1631, A. Duchesne aveva tradotto in francese il latino di Chifflet. È stato quest’ultimo da cui du Teil ha tratto la sua citazione di Pingone. Pertanto, Duchesne potrebbe essere stato colui che ha eliso le reghe soprastanti? La traduzione francese del 1631 di Duchesne del libro di Chifflet è intitolata Hiérothonie de Notre Seigneur Jésus Christ. Non ho controllato questa versione oltre a quanto ho visto in Du Teil. Resta vero che quegli studiosi moderni che dipendevano da du Teil sono stati ingannati.

11. . . . fixée dans la region depuis plus d’un siècle et dont les ascendants avaientpeut-être assisté au sac de Constantinople où disparut le Suaire des Blachernes.

12. Zaccone (2000, 408f.). Vedi anche Wilson (1998, 285 under date 1453).

aggiungo qui che la perdita di tali documenti del XV sec., che dovevano essere esistiti una volta, riguardanti la Sindone di Torino è istruttiva. Insegna chiaramente che la perdita di documenti medievali è la norma. Ancora più importante, per la questione della posizione della Sindone dopo la sua scomparsa da Costantinopoli, sappiamo che i documenti medievali che potrebbero aver raccontato l’arrivo a Besançon della Sindone da Othon de la Roche ad Atene non dovrebbe più essere considerato nell’ipotesi del possesso da parte di quella città della Sindone di Costantinopoli nel XIII sec. Conflitti urbani a Besançon (il saccheggio della residenza del Vescovo nel XIII sec.) e l’incendio nella cattedrale di St. Etienne (1350 ca.)

provocò la perdita di tutti i documenti ecclesiastici prima del 1412. Gli anni 1234-1355 cadono in quest’area e sono proprio gli anni in questione. Vale la pena ripetere che se le registrazioni relative alla Sindone non sono ottimali per quanto riguarda Besançon, il lettore dovrebbe notare ancora una volta che la Sindone di Cristo non è attestata o rivendicata in nessuno deidocumenti altrove dal 1208 al 1355. Sulla perdita dei documenti di Besançon che una volta esistevano, J. Gauthier, autorevole archivista di Besançon, scrisse intorno al 1901:

. . . distruggendo come inutile immondizia migliaia di conti e carte, i delegati dell’elenco dipartimentale di Doubs, hanno gettato nel fuoco o distrutto tutti i registri dell’ufficio arciepiscopale, cioè tutti i documenti amministrativi di quattro secoli della diocesi. . . . Questa distruzione, infinitamente deplorevole, ha ridotto di circa nove decimi le fonti dell’Arcivescovado e del Capitolo di Besançon. . . al punto che tutti

insieme formano solo 534 articoli – che hanno fortunatamente permesso di sopravvivere a qualche prezioso inventari e cartulario, e ai registri delle deliberazioni del Capitolo dal 1412 al1790. (Il corsivo è mio.)

Infine sappiamo che molti documenti ecclesiastici e lo stesso sudario dipinto di Besançon furono persi anche per ilvandalismo anti-clericale dei rivoluzionari nel 1794. Nel 1624, tuttavia, Chifflet attestò fonti successive tra cui la “riscoperta” della Sindone di Besançon intorno al 1378 e la miracolosa “Prova” che era essa era la stessa che era andata persa nel tumulto del 1350. Non abbiamo oggi più accesso ai documenti allora, perché perduti dal 1794.

13. Chevalier, Autour, 27, Elemento C, datato1354: Eisdem [i diaconi] conceditur, ut cemeterium

juxta ecclesiam ipsam habere possint. Vedi Crispino (1981) e Kaeuper e Kennedy 38. Crispino

(1986) ha sostenuto altrove che la Sindone di Gesù fu conservata a Costantinopoli fino al 1247. La

“Bolla d’oro” dell’imperatore latino bizantino Baldovino II di quell’anno registra la sua cessione di un partem Sudarii, in quale corpo di Gesù è stato avvolto al re S. Luigi IX di Francia. L’anno successivo, Luigi lasciò in eredità un pezzetto di stoffa di Baldovino all’arcivescovo Juan di Toledo, Spagna. Mark Guscin l’ha esaminato e inviato a me una foto; è distintamente di colore marrone – e non proviene Sindone di Gesù (comunicazione personale).

Vedi anche Barta (2002). Per questo e altri motivi, Baldovino presumeva, a quanto pare che la conservazione  della Sindone di Costantinopoli, dovesse essere abbandonata.

14. In un altro articolo, ancora inedito, ho mostrato la plausibilità della dichiarazione nel documento 1525 Pour Scavoir la Veritè che il re Filippo VI donò la Sindone a Geoffroy I ad Amiens (damyens)

Circa nel 1351.

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